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http://www.vita.it/it/article/2020/06/05/ma-la-scuola-non-puo-ignorare-il-non-detto-del-plexiglass/155738/?fbclid=IwAR3VF_gIscWrQUrd0JRF4LNbL6ysPt_hvQxNw-4X4rNrWh7x1aBikk0pMeQ
"Siamo costantemente immersi in contesti potenzialmente educativi e di apprendimento, ma credo sia importante che non svapori il significato dell’essere scuola. Per me “educazione diffusa” non significa chiudere i servizi perché l’educazione si fa altrove, ma aprire i servizi perché questi possano stare in dialogo con il mondo. Questo è uno scarto fondativo. Dobbiamo cioè interpretare questa apertura reciproca non sull’onda del bisogno o della reiterazione - facendo le cose di prima semplicemente spostandole in un altro spazio - e nemmeno rimandando l’idea che servizi educativi e scuole possano essere facilmente sostituiti da proposte generiche, perché questo significherebbe venir meno al mandato educativo, che è una responsabilità pubblica sempre, anche quando ad assumerla sono soggetti privati. Dobbiamo tenere aperti i servizi con tutte le opportunità che ci sono sul territorio, ognuno pienamente consapevole del proprio ruolo, senza che nessuno deleghi e nessuno abdichi, ma tutti mettendo il meglio. Questo accadrà se l’apertura non avverrà in un’ottica strumentale. Un po’ credo stia già accadendo: il cominciare a sentirsi tutti responsabili dei bambini delle nostre comunità sta già facendo la differenza in alcuni piccoli paesi così come anche in alcune città. C’è sempre una scala territoriale dove si possono ricostruire legami di comunità forti, uscendo dai protagonismi e dalla competizione. Chi si mette in competizione oggi, ha già perso."

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